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Già dal '300 a Bussolengo è presente l'attività di concia delle pelli. La vicinanza del fiume e la vegetazione rigogliosa delle sue sponde sono infatti ideali per i procedimenti di lavaggio e di tintura.

I primi documenti storici di tale attività risalgono al 1422 e sono delle pergamene comunali in cui viene nominato un mastro conciatore chiamato Bartolomeo.

Il luogo dove tali procedure, che sarebbero rimaste pressochè invariate fino al'800, venivano svolte, era chiamato Garberia.
Il nome è di origine cimbra e ancora oggi, in tedesco, l'arte della concia delle pelli viene chiamata "gerberei".

La Garberia di Bussolengo si trovava nella frazione di Pol, ed era costituita da un gruppo di case che, nel corso dei secoli, passarono dall'essere semplici "capannoni" con il tetto in paglia ad essere vere e proprie case rurali disposte in genere su 3 piani, ognuno dei quali adibito ad una precisa fase della lavorazione delle pelli.




garberia



Era dotata di un proprio porto per consentire l'arrivo del pellame grezzo e il commercio di quello lavorato, che poteva essere trasportato facilmente fino alla città.

Tutte le lavorazioni venivano effettuate usando prodotti naturali, e la vegetazione del luogo si prestava a fornire gli elementi principali per le fasi di preparazione del pellame. I tannini per la concia venivano reperiti tramite la triturazione della vallonea (la ghianda di una quercia sempreverde) o del sommaco veneto. Per ottenere il colore giallo si usava lo spincervino o la corteccia del crespino, per i rossi un insetto parassita del leccio, blu e verde tramite una crocifera chiamata guado, il nero tramite limatura di ferro bollita nel vino rosso.

La Garberia, dopo secoli di funzionamento, fu dismessa nei primi del '900.

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